s t a t e m e n t

 

 

Dipingere, per me, è una pratica rituale: attraverso l’iterazione del segno, in un processo di creazione e distruzione continua, pellegrino fra gli ‘opposti’, in costante ricerca di equilibrio fra istinto e razionalità, fra caos e armonia. L’arte non è per me un fine, ma un mezzo: l’arte come via, come condivisione, come pratica e testimonianza della bellezza.

Uso il termine ‘pittura monosemica’ (dal greco mónos "uno solo” e sèma “segno”) in riferimento al ‘segno unico’  sul quale si fonda. Un archetipo, il segmento di una porzione d’infinito che riverbera e satura l’intera superficie. L’iconoclastia che mi ossessiona è in realtà una chimera, dove l’immagine perennemente distrutta sembra sempre risorgere, nella luce e nel colore, più potente di prima.

I legami con la musica - data anche la mia formazione di compositore - sono profondi ed essenziali come fiumi sotterranei. Il segno dell’inaudibile pulsa, in variazione perpetua, fra plurifonie, multiritmie, contrappunti e ‘vibrazioni’ come base dell’intera produzione.
Questa ricerca di varietà all’interno dell’unità riguarda tutti gli aspetti del mio lavoro: dalla morfologia delle opere alle loro dimensioni, dalle tecniche utilizzate ai supporti. Le influenze sulla mia pittura sono molteplici, ma è nella natura che studio il senso della forma …